Questa sera mangio una delle cose più buone che abbia mai mangiato nella mia vita, un piatto che solo all’idea di cucinarlo non mi andava proprio giù e mentre lo manipolavo mi dava un pulsante senso di disgusto e poi… e poi l’ho assaggiato, come praticamente tutti i piatti del Talismano. Vi racconto com’è andata: M e G ci invitano a cena, io ovviamente devo cucinare qualcosa altrimenti già sono in ritardo e se non porto nulla la situazione peggiora. Ci accordiamo sugli antipasti. Scelgo qualche fritto – mi vengono sempre bene e poi così impuzzo anche qualche altra cucina – un piatto di bollito che in questi giorni con tutto il brodo ne ho proprio quel che serve e una ricetta del temuto capitolo Interiora e frattaglie perché a M e G piacciono, la L se sono ben fatte non si tira indietro e nello specifico quella W la mangia. Io no… o meglio non so… fino ad oggi non sapevo. La consistenza è quella delle grinfiette del totano e se qualcuno prima d’ora me l’avesse data da assaggiare e mi avesse chiesto cos’è non gliel’avrei proprio saputo dire. Cos’è?
Per 5 persone
Bollito in maionese
Manzo lesso 500 g
carota del lesso 1
uovo sodo 1
prezzemolo trito 1 cucchiaio
capperi 1 cucchiaio
maionese densa d 1 uovo
colla di pesce 3 fogli
insalata di carciofi
Sminuzzate il pezzo di bollito privandolo del grasso, tagliate a cubetti l’uovo sodo, mescolate assieme al prezzemolo tritato, i capperi, sale, pepe e tenete da parte, preparate la maionese, mettete a bagno la colla di pesce, strizzatela, scioglietela in un tegamino con una mestolata di acqua calda, quando è fredda versatela nella maionese mescolando con un frustino, amalgamate la maionese colata con il composto di bollito, travasate il composto in uno stampo e mettete in freezer per un’oretta. Prima di andare a tavola immergete il fondo di cottura in acqua bollente per pochi secondi e poi capovolgete sul piatto da portata. Riempite l’interno della bordura con un’insalata di carciofi.
Morale del Bollito in maionese: “Questa è una buona ricetta per utilizzare in un modo simpatico e gustoso il bollito” e siccome di bollito eccome se me ne avanza ecco la ricetta che fa per me. Buona è buona, ma non è lei la ricetta buonissima.
Spiedini di semolino
Latte 0,250 l
semolino 60 g
parmigiano grattugiato 2 cucchiai
uovo
groviera 50 g
farina
pane grattugiato
olio
sale
Preparate il semolino: gettatelo a pioggia nel latte in ebollizione, mescolate con un cucchiaio di legno, fate addensare, dopo una decina di minuti togliete la casseruola dal fuoco, conditela con sale, il parmigiano grattugiato e un tuorlo, mescolate bene, versate il semolino sul marmo bagnato d’acqua, spianatelo con la lama di un coltello all’altezza di 1 cm, lasciatelo raffreddare poi tagliatelo a quadratini, tagliate della stessa misura delle fettine di groviera e preparate dei sandwich di semolino-groviera-semolino, infilzate ogni sandwich con uno stecchino, passatelo prima nella farina poi nell’albume e dopo nel pangrattato infine friggete in olio bollente.
Morale degli Spiedini di semolino: buoni, buoni, buoni, vanno mangiati caldissimi, vi suggerisco di provarli ma non sono nemmeno loro il piatto più buono.
Uova sode alla monachina
Uova sode 4 ma ne bastano 3
ricotta 150 g
parmigiano grattugiato 1 cucchiaio
farina
uovo
pane grattugiato
olio
pepe
sale
Tagliate a metà le uova sode, dividete i tuorli dagli albumi, impastate gli albumi assieme alla ricotta, condite con parmigiano, sale, pepe e noce moscata, lavorate finché non diventa una simil-crema, distribuite il composto sugli albumi e modellatelo facendo in modo che prenda il posto della parte mancante di uovo, passate il neo-uovo in farina-uovo sbattuto-pane grattugiato e friggete in olio bollente.
Morale delle Uova sode alla monachina: anche loro nemmeno me le immaginavo prima di cucinarle per cui potrebbero essere loro il piatto del quale vi scrivevo e invece no. Buone però, provate anche queste, mezzo uovo basta tranquillamente per 1 persona.
Trippa di vitello fritta
Trippa di vitello a strisce 200 g
farina
limone
uovo
olio
pepe
sale
Lavate bene bene bene la trippa – anche se il macellaio mi assicura che è super lavata etc etc etc io un lieve retroodore lo sento sempre – conditela con sale, pepe, succo di limone, lasciatela così per un’ora abbondante, asciugate i pezzi, passateli nella farina e nell’uovo sbattuto, friggeteli in olio bollente finché non sono morbidi e dorati – ci vuole un po’ – e via di corsa in tavola.
Morale della Trippa di vitello fritta: ma è lei, la Trippa di vitello fritta! è una delle pietanze più buone che abbia mai mangiato. Provatela, friggetela bene e a lungo senza bruciarla e scrivetemi cosa ne pensate.




CHE DITE?